Alcibiade (Atene,
450 - Melissa, 404 a.C), era un militare
e politico greco, una delle figure più controverse
nella storia greca. Era un brillante politico e
un grande condottiero dal grosso fascino personale,
ma era anche un uomo orgoglioso, ambizioso e spietato,
e in assenza di moralità. Allevato dallo zio
Pericle, si distinse ben presto per numerose
battaglie. Entrato nella vita pubblica verso il
420 a.C, trascinò gli ateniesi nella fatale guerra
con la Sicilia, cui riuscì a scampare con la flotta
malgrado fosse accusato della mutilazione delle
Erme (statue di divinità), e quindi di sacrilegio.
Richiamato ad Atene per difendersi, fuggì e si schiero
con Sparta. Sollevò contro gli ateniesi l'isola
di
Chios e numerose città ioniche. Convinse
poi il re dei Persiani a sostenere sia Atene sia
Sparta, riuscendo così bene nell'intrigo che il
suo ritorno ad Atene nel 407 a.C, fu un trionfo.
In quella posizione, sconfisse la flotta spartana
a due battaglia navale 411 a.C a Abydos nello
stretto dei dardanelli e 410 a.C a Cisico,
sul mar di marmara. Dopo di che fu nominato
comandante supremo della guerra delle forze ateniesi.
Dopo numerose vittorie, fu ritenuto responsabile
della disfatta del suo luogotenente Antioco.
Esiliato, si rifugiò in Frigia, che allora faceva
parte dell'impero persiano, dove fu ucciso. Si preparava
a favorire la Persia contro Sparta. Venne infatti
ucciso da emissari di Sparta.
Alcibiade, fu diffamato da parecchi, è vero. Ma
tre importanti storici lo elogiarono: uno di questi
fu Tucidide, che visse nella sua stessa epoca
di Alcibiade, Teopompo, di un'epoca di poco
successiva, e Timeo. La maggior parte degli
storici resta tuttavia ancora divisa su quali fossero
le reali motivazioni di quest'uomo.